Utilities al Sud: Disuguaglianze e possibilità

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27 Gennaio 2019 Focus Sud Italia

Da cittadino, prima ancora che da esponente politico e istituzionale, mi trovo spesso a riflettere sulle disuguaglianze nel nostro Paese. I numeri sono sotto gli occhi di tutti – e non possono essere né celati, né ignorati. Chi mi legge su questo sito sa che ritorno spesso sulla situazione del Sud, su un deficit competitivo che – nonostanze gli enormi sforzi e il visibile impegno delle amministrazioni locali e, soprattutto, nonostante le tante eccellenze – ancora tiene il Mezzogiorno un passo indietro rispetto al Nord e due indietro al resto del Continente.

Questo divario si riflette anche nella qualità dei servizi erogati ai cittadini e, in particolare, in quelli di pubblica utilità. I dati pubblicati questa settimana dalle ricerche Svimez e Fondazione Utilitatis commissionate da Utilitalia – federazione delle aziende che forniscono i servizi idrici all’80% della popolazione e i servizi ambientali al 55% dei cittadini – ci dicono che le dispersioni idriche al Sud raggiungono il 51%, ovvero 10 punti percentuali in più rispetto al Nord. Uno spreco enorme, frutto di acquedotti-colabrodo e pochi investimenti infrastrutturali, in territori che devono spesso combattere delle emergenza idriche tali da mettere in ginocchio le imprese meridionali e, soprattutto, la produzione agricola e l’indotto.

Non possiamo rimanere indifferenti e non dobbiamo attendere l’ennesima catastrofe: l’Italia e in particolare il Sud devono mettere in atto politiche concrete, attraverso un piano di investimenti che utilizzi al meglio i fondi europei. Un percorso non solo urgente e necessario, ma anche possibile. Perché, nonostante certa retorica denigratoria dica il contrario, il Mezzogiorno presenta, in proporzione all’investimento, una capacità di creare valore superiore ad altre aree del territorio nazionale – un dato che smentisce lo stereotipo che vuole far passare il Sud come un pozzo senza fondo per il denaro pubblico.

Guardando i numeri dell’ultimo biennio si nota che, nel 2016, il comparto dei servizi di pubblica utilità ha generato un valore di oltre 4 miliardi (l’1,1% del Pil del Mezzogiorno) mediante investimenti pari a mezzo miliardo e oltre 25 mila addetti. Se si avesse maggiore coraggio, se si investisse nelle cosiddette “utilities” il doppio di quanto fatto nel 2016, verrebbe generato nel Sud e nelle Isole un incremento di produzione permanente di 900 milioni, con un Pil aggiuntivo di mezzo miliardo e 11.000 posti di lavoro in più. Non sto parlando di finanziamenti a pioggia, sconnessi da una valutazione costi-benefici, ma di un impegno rivolto al consolidamento di infrastrutture – gli acquedotti – di primaria importanza sia per l’industria, sia per le aree urbane. Un corretto utilizzo delle risorse idriche tutelerebbe le riserve per i periodi siccitosi, evitando l’aumento dei costi per agricoltori e allevatori la loro perdita di competitività nei confronti delle produzioni provenienti da altre aree.

Sono consapevole dello sforzo necessario, ed è vero che stiamo parlando di cifre altissime, ma è altrettanto vero che non possiamo più permetterci di non impiegare bene, fino all’ultimo euro e soprattutto in tempo le somme messe a disposizione dall’Europa.

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