Investire nelle persone è una priorità. L’Unione Europea questo lo sa bene: i cittadini devono tornare al centro del progetto europeo. Nell’Europa che vogliamo devono tornare a sentirsi protetti, rassicurati, nonché parte integrante di un disegno che non può fare a meno di loro. È questa la strada che abbiamo deciso di intraprendere, questo l’impegno che dobbiamo dimostrare alla gente che fin dalla nascita dell’Unione è elemento indispensabile, il fulcro attorno al quale ruotano il progresso e lo sviluppo dei valori e dell’economia europea. L’UE sta lavorando in questa direzione soprattutto attraverso la politica di coesione.

Con le loro conoscenze, competenze e sensibilità, i cittadini europei possono contribuire non solo ad affrontare le molteplici sfide globali che ci attendono, ma anche a ridare slancio morale e materiale all’idea di unione, a quel principio fondante essenziale per una rinascita necessaria dell’Unione.

Investire nei cittadini significa infatti mettere a frutto la più grande risorsa che i Paesi europei hanno a disposizione (e questo non va mai dimenticato). Da sempre la nostra competitività e il successo delle nostre economie sono caratterizzati dal valore delle intelligenze e delle individualità che ci appartengono, realtà non solo da salvaguardare, ma anche da valorizzare e rilanciare. Allo stesso tempo, però, questo processo di cui parliamo non può avvenire senza il supporto di meccanismi che promuovano attivamente l’equità sociale, senza la quale una crescita duratura e sostenibile diventa impensabile.

Il pilastro europeo dei diritti sociali va esattamente in questa direzione e rappresenta una delle priorità della Commissione all’interno di una prospettiva volta a sostenere l’individuo, mettendolo nelle condizioni di sviluppare al meglio le proprie potenzialità. E questo, ovviamente, si riversa sul territorio.

È questo l’impatto positivo che vogliamo ottenere e che stiamo ottenendo nonostante gli ostacoli incontrati lungo il cammino. L’Europa infatti, tramite i Fondi Strutturali e gli investimenti per l’occupazione e la crescita, sta riducendo le disparità e le distanze tra i territori. Nonostante i profondi tagli, per la programmazione 2021-2027 il nostro Paese ha ottenuto più risorse, per un totale di 38.6 miliardi rispetto ai precedenti 36.2. Più soldi per i territori, quindi, più denaro per far crescere quelle realtà (come il Mezzogiorno) che vanno tutelate e messe nelle condizioni di poter esprimere il proprio potenziale. A beneficiarne sarà la salute dell’intero nostro Paese.

Pensando al Sud, se il nostro Mezzogiorno ha davanti a sé sfide importanti, queste risorse serviranno proprio ad agevolare una ripresa capace di creare sviluppo e occupazione, riducendo le disuguaglianze tra le nostre regioni e raccogliendo così una delle maggiori sfide che fin dall’Unità d’Italia caratterizzano la penisola italiana.

Tutto questo si inserisce in un contesto ben più vasto, la cui portata va ben oltre i nostri confini, ma che al tempo stesso ci riguarda da vicino. Diventa espressione di un’idea, di un concetto che ruota attorno alla necessità di un nuovo atto fondativo europeo, di un nuovo patto di cittadinanza che deve rimettere i cittadini al centro del progetto. Il risultato è una politica al servizio dei territori e dei suoi abitanti, affinché essi si identifichino nuovamente nei valori che costituiscono le basi del futuro europeo al quale sono chiamati a far parte.