Un nuovo piano Marshall per la Siria

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27 Gennaio 2016 Diario Europeo

L’instabilità e l’incertezza della situazione politica siriana, che via via assume connotati sempre più confusi e sfumati, contribuiscono all’inasprirsi della guerra civile che ormai da cinque anni ha investito il Paese. Dal 2011 sono quasi 11 milioni i siriani sfollati. Uomini, donne, bambini: esuli, fragili, alla ricerca di una terra in cui poter ricominciare a vivere. Accanto al dramma dei profughi, c’è quello di chi non ha abbandonato la propria terra d’origine e oggi è costretto a vivere sotto assedio. A gennaio 2016, erano circa 400mila gli sfollati in territori preda delle forze governative, dell’Isis o di altri gruppi di ribelli, nei quali è pressoché impossibile la distribuzione degli aiuti e il sostegno umanitario. La Siria è, oggi, questa: la sintesi di territori difficili da esplorare, luoghi ameni, che sfuggono al controllo, nei quali è complicato, se non impossibile, distribuire aiuti umanitari o sostentamenti. L’Europa e gli alleati non possono rimanere impassibili a questa tragedia, che sta depauperando il territorio siriano. Occorre rilanciare l’azione diplomatica e dare attuazione puntuale alla strategia tracciata, sia come Unione Europea, sia di concerto con le Nazioni Unite, coinvolgendo tutti i livelli istituzionali interessati.  Dobbiamo senza indugio percorrere la roadmap definita a dicembre con la Risoluzione 2254 dell’Onu. Un punto di partenza importante, con una timeline impegnativa e scadenze precise, ma che fa i conti con ostacoli interni ed esterni: sono note le difficoltà e le diffidenze sia tra gli alleati, sia tra le forze che, a vario titolo, si oppongono allo stato islamico. Bisogna ricucire una tela che, invece, forze aggressive, con cadenza pressoché ciclica, fanno di tutto per strappare. Gli ostacoli da affrontare sono tanti, come i problemi con cui fare i conti. Non possiamo, però, rimanere fermi e ignorare. Perché ignorare significa diventare complici di uno stillicidio che riguarda, in particolare, adolescenti e ragazzi, vittime inermi alle quali dobbiamo rivolgere tutta la nostra attenzione. È quanto mai urgente predisporre un nuovo piano Marshall per l’istruzione e la formazione, che mostri l’esistenza di un futuro e che stimoli il sapere dei più giovani. La nostra forza risiede nella capacità di rispondere alle infime logiche del terrorismo, così come alla banalità del male, con attente iniziative culturali: azioni incisive che mostrino il volto vero e più profondo di valori come unione, condivisione e integrazione. Lo stesso impegno e la stessa logica che ci hanno guidati nel complicato negoziato con l’Iran sul nucleare e che oggi devono animare la coalizione anti-Daesh per far sì che in Medio Oriente, e in ogni altro angolo del mondo, torni a soffiare il vento della pace.

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