“Stop” alle operazioni transfrontaliere che violano i diritti dei lavoratori

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13 Marzo 2019 Diario Europeo

Con l’accordo di oggi e dopo anni di pressioni sulla Commissione europea, siamo finalmente riusciti a introdurre regole chiare per le aziende che intendono trasferirsi da un Paese membro a un altro, per evitare che questo venga fatto soltanto per evadere tasse e contributi e sottrarsi alle leggi nazionali sul lavoro. Da oggi, nel caso un’azienda voglia collocare l’attività altrove nell’Unione, i lavoratori dovranno essere informati e consultati e i diritti di partecipazione verranno rafforzati in tutte le operazioni transfrontaliere – riconversioni, fusioni e scissioni – all’interno del mercato europeo. In altre parole, se un’impresa intende ricollocare, i lavoratori devono vedere protetti i loro diritti.

Sosteniamo pienamente le aziende che si espandono all’interno dell’Unione per dare una spinta alla crescita e creare posti di lavoro, ma non quelle che lo fanno a scapito delle tutele lavorative. Il mercato comunitario non può essere una corsa al ribasso – e, grazie alle regole votate oggi, le imprese coinvolte in pratiche sleali, tese a eludere le leggi nazionali o europee sui diritti dei lavoratori, non riceveranno la certificazione necessaria a portare a termine l’operazione. Uno “stop” che rappresenta, contemporaneamente, la certezza del diritto per la libertà di stabilimento.

Chiediamo ai Governi nazionali di recepire queste misure, e al più presto, in modo da cancellare dal mercato europeo lo sfruttamento delle disuguaglianze fiscali e dei diritti dei lavoratori.

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