Vorrei cominciare questa riflessione sottolineando quella che oggi rappresenta una votazione storica a Strasburgo, e che si traduce con la messa in atto della procedura per sanzionare l’Ungheria e il governo di Orban. Nonostante il voto fermamente contrario alle sanzioni da parte di Forza Italia e Lega, ha prevalso il “sì” in Parlamento. Un messaggio forte a chi mette in discussione i valori fondamentali dell’Unione Europea, a chi minaccia l’unità stessa dell’Europa nonché i diritti fondamentali che da sempre intendiamo difendere.  Da questo dobbiamo ripartire.

Potrebbe sembrare facile per un sostenitore del progetto europeo affermare che l’Unione Europea deve essere salvata, ma non è così. Non è qualcosa di scontato, proprio perché per quanto ci possa stare a cuore un ideale, un disegno o un proposito, non vorremmo mai vederne l’agonia.

Oggi l’esistenza stessa dell’Europa è in grave pericolo. Minacciata sia dall’esterno che dall’interno l’UE non gode più del sostegno su cui poteva fare affidamento in passato.

Una situazione attuale difficile, delicata e soprattutto preoccupante, che fa gridare al ritorno ad un sistema nazionale per risolvere i problemi esistenti, e che porta più generalmente ad un pensiero radicale. Non si crede più nell’Unione Europea, non si crede più nella validità del progetto che la caratterizza.

D’altro canto l’Europa, oggi, è in mano alle destre che la vogliono distruggere, le stesse che la vorrebbero ridotta in macerie. L’UE si sta disintegrando perché noi glielo stiamo permettendo. Questo non sancisce necessariamente il fallimento del progetto europeo, ma più che altro sottolinea che il potere (e il dovere) di cambiare le cose è nelle nostre mani. Tale consapevolezza non deve offuscarci, ma condurci ad individuare e adottare misure concrete che siano in grado di rilanciare il lavoro che intendiamo difendere, riconquistando il fondamentale supporto che in questo momento manca, elemento indispensabile per dare un futuro alla visione comune, principio fondativo di un’Europa unita.

L’obiettivo di questa riflessione, infatti, non è quello di buttare tutto al vento, né tantomeno di puntare soltanto alla sopravvivenza. Al contrario, è quello di far capire una volta per tutte che il ritorno al sistema nazionale non è la soluzione, che l’Europa non solo è necessaria, ma che è anche l’unica strada percorribile. E questa strada passa solo attraverso una rifondazione.

Il progetto europeo non va semplicemente salvato, va rinnovato. In altre parole va recuperato attraverso il cambiamento, la riorganizzazione. In che modo? Democratizzando il progetto europeo.

Non si tratta di difendere tanto per resistere, di ostinazione o del non volersi arrendere davanti all’evidenza o alla sconfitta a tutti i costi, si tratta di ricordarsi da cosa nasce l’Unione Europea. Di riportare il pensiero, e quindi le azioni, in una direzione corretta. Di modificare politiche e norme da considerarsi oggi obsolete e di ostacolo alla messa in atto di un sistema che legittimi la procedura democratica. Di ridurre i finanziamenti all’Est Europa e a quelle realtà che da troppo tempo traggono beneficio dall’appartenere all’Unione senza condividerne il pensiero e le intenzioni, per concentrarsi sull’Ovest, su quell’Occidente che in questo momento è la zona maggiormente in difficoltà.

Un nuovo atto formativo che rafforzi i poteri democratici all’interno del progetto europeo, portando più democrazia in parlamento riavvicinando i cittadini ad esso, rendendoli in questo modo parte attiva dei processi decisionali. La democrazia non si può imporre, si conquista e si difende. Viene dal popolo e come l’Europa non può fare a meno di esso. Lo sforzo è quello di far capire alle persone che siamo noi a non poter fare a meno di un’Europa unita.

Questa è la nostra linea politica. Linea che nasce dalla consapevolezza che oggi, in questi tempi confusi, ci sono le condizioni storiche per attuare un cambiamento che non può essere (solo) politico. La politica non deve essere concepita più quale propaganda partitica, o ancor più ideologica, ma piuttosto come un servizio, come organizzazione, come supporto ai popoli europei in una dimensione orizzontale di democrazia diffusa. Desideriamo con forza un cambiamento che sia totale, un cambiamento profondo che porti a uno spirito critico che riguardi gli aspetti più quotidiani della vita delle masse, abitudini e sentimenti compresi. Un’Europa che abbia la sensibilità alla vita. Questa è l’Europa che vogliamo. Libera e democratica.