Riscopriamo la vera Europa partendo dalla politica di coesione

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30 Novembre 2015 Diario Europeo

“Dopo il 2020”, quale sarà il futuro della politica di coesione? Ne abbiamo discusso a Milano, sabato 28 novembre, a “Riscopriamo la vera Europa”, la Leopolda sull’Unione europea, promossa dagli eurodeputati del Pd. Abbiamo messo intorno ai tavoli esperienze e percorsi diversi, per cercare il significato più profondo dell’Europa che sta cambiando in maniera vorticosa, recuperando un’anima comune europea. Tredici i tavoli di discussione: si è parlato di energia, politica estera, turismo, istruzione, sicurezza. Al tavolo coordinato dal mio staff si è toccato un tema a me molto caro: la politica di coesione, il suo presente, il suo futuro.

Numerosi i rappresentati istituzionali, delle associazioni di categoria e della società civile. La discussione è stata guidata da un file rouge più volte ribadito: in Italia non si è saputo cogliere il significato più profondo della politica di coesione, strumento di sviluppo economico e crescita sociale.

Presenti al tavolo Robert Leonardi dell’Università “Luiss Guido Carli”, Nicola Marongiu in rappresentanza della Cgil, Anna Catasta della CDIEcoop, Carlotta Gualco del centro “In Europa”, Angelo Patti di “Atelier Europeo”, Gianpaolo Basile di “Associazione Europa2020”, Alberto Marchiori di Confcommercio, Antonella Rossi in rappresentanza del dipartimento Europa del Pd e Peppe Provenzano dello Svimez.

Nel corso dell’incontro, i relatori si sono confrontati sugli obiettivi che si potrebbero perseguire attraverso i fondi strutturali e la loro integrazione nel sistema nazionale. “Bisogna intervenire sulle aree sottosviluppate che sono maggiormente in difficoltà integrando fondi europei e statali – ha sottolineato Peppe Provenzano dello Svimez –. Ripartiamo dall’essenza della politica di coesione e costruiamo un percorso che riduca gli squilibri, attualmente presenti, nell’unione monetaria”. L’importanza della politica di coesione è stata ribadita anche dal professore Robert Leonardi. “L’Italia è l’unico Paese che restituisce i soldi, anche nel periodo più nero della crisi. Purtroppo la politica di coesione non è mai stata considerata come una politica economica. Dobbiamo cambiare il modo di percepire questo strumento, valorizzandone la sua funzione originaria”.

La politica di coesione è certamente e concretamente un’opportunità di crescita e sviluppo, che il nostro Paese oggi non deve assolutamente sprecare. I fondi strutturali sono stati per troppo tempo sacrificati sull’altare dell’austerità. Bisogna nuovamente reinquadrarli, come strumento per il conseguimento dei grandi obiettivi che vanno, innanzitutto, ridefiniti e riadattati alle sfide nella nostra Europa. A cosa serve aprire cantieri e avviare opere pubbliche senza strutturare ogni intervento in una strategia più ampia, di crescita e sviluppo integrati? Sono sempre più convinto che bisogna puntare e investire sul capitale umano, sul valore delle persone. In particolare dobbiamo ripartire dai nostri giovani, rafforzando la loro conoscenza e percorsi formativi che incontrano l’innovazione e il sistema produttivo.  Condivido, a tal proposito, quanto sottolineato da Anna Catasta della CDIEcoop. “C’è bisogno di una classe di dipendenti pubblici più giovani, per dialogare con l’Unione Europea”. Scommettiamo sulle nostre intelligenze, a cominciare dalla pubblica amministrazione, che deve diventare il vero asse portante, la reale spina dorsale per il rilancio del nostro Paese. Inquadriamo la politica di coesione nella politica economica nazionale e usiamo i suoi strumenti per creare equilibri sia interni, sia tra le differenti parti dell’Europa, superando tutte le asimmetrie tra i Paesi dell’area Euro e quelli che non lo sono. Solo così possiamo garantire un futuro alla politica di coesione e una opportunità di sviluppo per tutti i territori dell’Unione.

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