Rifiuti: La sfida della sostenibilità e il ruolo dell’UE

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16 Aprile 2019 Diario Europeo

L’attivazione di un meccanismo virtuoso in materia di smaltimento rifiuti è alla base dell’Agenda Europa 2020 ma anche di altre misure ambiziose, nate per adeguare la legislazione dell’UE sui rifiuti alle sfide future. Tutto questo va inquadrato nell’ottica più ampia della politica comunitaria di economia circolare.Il nuovo pacchetto di Direttive rafforza, infatti, la “gerarchia dei rifiuti”, imponendo agli Stati membri l’adozione di misure specifiche che diano priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento.

Le linee-guida lungo le quali correrà il treno della sostenibilità sono le seguenti:

  • il riciclaggio entro il 2025 di almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035);
  • la riduzione dello smaltimento in discarica, che dovrà scendere al 10% entro il 2035;
  • il riciclaggio del 65% degli imballaggi entro il 2025 e il 70% entro il 2030.

Gli obiettivi che ci siamo posti sono – come dicevo – assai ambiziosi, ma sono raggiungibili mediante una politica orientata al risultato e capace di mettere in campo tutti gli sforzi per favorire la transizione verso un modello di sviluppo realmente sostenibile. È fondamentale essere consapevoli della necessità di sostenere, con appositi strumenti economici e indicazioni normative, questo grande cambiamento. Per questo motivo, ho inserito nella mia Relazione sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e diCoesione (FC) 2021-2027 diverse misure volte a favorire la transizione della nostra economia verso un orizzonte più “verde”.

Con la nuova programmazione, gli impianti di incenerimento, discariche e altre strutture per lo smaltimento di rifiuti indifferenziati non saranno più sostenuti né con il FESR, né con il FC. Parliamo di norme che riguarderanno tutti gli Stati membri, con particolare attenzione alle comunità meno sviluppate e alle regioni urbane e ultra-periferiche ma anche all’equilibrio complessivo da raggiungere. Nel senso che, laddove abbiamo introdotto il divieto di utilizzare queste risorse per la creazione di nuove discariche, abbiamo autorizzato il loro impiego nella dismissione e nella messa in sicurezza di quelle non a norma, che ancora persistono anche nel nostro Mezzogiorno.

Il 15 aprile, Utilitalia ha presentato il “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti in Italia”: i dati sono chiari ed evidenziano le grandi disparità territoriali presenti nel nostro Paese. Nel 2017 erano operativi 55 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani – 47 al Nord, 2 al Centro e solo 6 al Sud – che hanno trattato 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Le differenze tra Settentrione e Meridione sono evidenti anche in questo settore, ma ciò non significa che non possa essere attuata una politica utile a invertire il trend, anche grazie ai provvedimenti previsti nella mia Relazione.

L’Italia ha urgentemente bisogno di nuovi impianti, soprattutto per il trattamento della frazione organica, in mancanza dei quali sarà impossibile mantenere lo smaltimento in discarica al di sotto del 10%. Nel prossimo quinquennio, quella ambientale sarà la nostra sfida cruciale, e lo strumento adatto per affrontarla è proprio quello dei programmi e delle risorse comunitarie, di una politica di coesione resa il più robusto strumento di investimento oggi a disposizione delle Regioni e dei Comuni e dedicata per un terzo proprio agli interventi di tutela e preservazione ambientale.

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