La politica di coesione, un’opportunità di crescita e sviluppo

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28 Novembre 2015 Diario Europeo

Perché la politica di coesione è un’opportunità di crescita e di sviluppo? È questa la domanda alla quale ho provato a rispondere nel mio intervento al seminario “Fondi Europei – Se li conosci non li eviti”.

La politica di coesione è cambiata, come cambiata è la percezione delle stesse istituzioni Europee. L’Europa di oggi non è quella di inizio millennio, permeata di entusiasmo e fiducia da parte dei cittadini. E non è neppure quella asettica dell’austerity, dei vincoli di bilancio, dei sacrifici per sanare i conti in rosso, che abbiamo conosciuto nella fase più acuta della crisi economica. Oggi abbiamo un’Europa diversa, per certi versi più “matura”, ma attraversata da grandi sfide, interne ed esterne. Ed è in questo nuovo scenario che dobbiamo ricostruire il concetto di politica di coesione economica e sociale. La programmazione 2007/2013, in Italia, non ha brillato per efficienza e per risultati; sotto il profilo degli obiettivi è stata, addirittura, un vero fallimento. Questo, sia per incapacità gestionale e carenze programmatorie, sia per rigidità di bilancio imposte dai vincoli del patto di stabilità. Oggi il clima è diverso: da un lato, l’azione del governo, grazie all’Agenzia, ha impresso un’accelerazione della spesa, che ha messo in sicurezza buona parte delle risorse, dall’altro, nel regime di austerità si sono aperte delle crepe, lasciando intravedere margini di flessibilità, di cui abbiamo visto effetti nella stessa legge di stabilità.

Tutto ciò rappresenta, per l’Italia, una grande opportunità, una possibilità di riscatto. Per questo dobbiamo fare in fretta, da un lato, continuando a investire rapidamente, come fatto negli ultimi mesi, dall’altro, però, cominciando da subito a interrogarci sul futuro della politica di coesione dopo il 2020, anzitutto immaginando forme nuove e più flessibili del rapporto con la governance economica.

Sì, la politica di coesione rappresenta ancora un’importante occasione di sviluppo e crescita; le sue risorse, il principale strumento a disposizione per rilanciare il tessuto economico e sociale degli Stati europei. Sfruttiamo la sua essenza e iniziamo a scommettere sulle persone, sostenendone la crescita scolastica e professionale, salvaguardando i luoghi in cui questi vivono il loro quotidiano. Investiamo, soprattutto sui giovani, sulla loro conoscenza, su percorsi formativi che incontrano innovazione e sistema produttivo: insomma un grande expo dei saperi innovativi, che metta al centro delle nostre priorità la conoscenza e i suoi frutti. A tal proposito, ritengo che non ci possa più essere separazione tra fondi nazionali e fondi strutturali. Dobbiamo mettere in rete, con coerenza, le due programmazioni, investendo di più su persone e capitale umano dal valore immenso.

Dimostriamo, con i risultati, che i fondi strutturali, non sono solo “risorse” da saccheggiare nelle situazioni di emergenza, ma un importante volano per obiettivi di crescita economica e coesione sociale. Facciamo appello alla nostra creatività, alla nostra innovazione e trasformiamo un’opportunità di crescita e sviluppo, in obiettivi concreti per il futuro dei nostri territori.

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