Politica Agricola Comune: si deve fare molto meglio

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2 Aprile 2019 Diario Europeo

Oggi, nel Parlamento Europeo, si è tenuto l’ultimo voto di questa legislatura prima delle elezioni del 26 maggio sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) post 2020. E la conclusione è che il prossimo Parlamento dovrà fare non poche correzioni oppure ricominciare daccapo. Stiamo parlando di una politica comunitaria che rappresenta più di un terzo del bilancio 2014-2020 dell’Unione, fondamentale non solo per l’economia ma anche per l’ambiente e la salute dei cittadini europei. Solo che, purtroppo, è proprio sul punto-chiave – “ambiente” – che il testo di oggi delude.

Diverse associazioni riunite nella Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura avevano – e giustamente – chiesto ai parlamentari della Commissione Agricoltura di seguire l’esempio dei loro colleghi della Commissione Ambiente nel rafforzare l’impegno della PAC post 2020 per la destinazione di fondi sicuri alle azioni a favore della natura, per un maggiore sostegno all’agricoltura biologica e per il mantenimento dei vincoli in materia agli Stati membri. Ma la maggioranza dei conservatori in Parlamento ha imposto oggi un testo che, lungi dal dare risposta alle aspettative e alle richieste dei cittadini europei e nostre, è ancora meno ambizioso – in termini di sostenibilità e di protezione ambientale – della proposta della Commissione.

Non solo: negli ultimi 15 anni, l’Europa ha perso circa un terzo delle sue piccole fattorie e aziende agricole. E questo significa che, oggi, oltre il 70% dei prodotti proviene dalle grosse imprese – cioè, dalla categoria più devastante dal punto di vista ambientale. Nella riforma in votazione, con il Gruppo dei Socialisti&Democratici avevamo provato a invertire questa tendenza, convinti come siamo che la PAC dovrebbe dare priorità alla sostenibilità dei piccoli produttori, proteggere i loro risparmi e i loro guadagni dalla grande distribuzione, e incoraggiare i giovani a scegliere la coltivazione della terra come professione. I numeri in aula, purtroppo, non sono stati a nostro favore.

Nel tempo, l’egoismo nazionale e di parte dimostrato oggi potrà solo danneggiare l’agricoltura europea. Mi auguro che, per il prossimo Parlamento, i cittadini vogliano eleggere più eurodeputati attenti alle loro esigenze e al loro futuro.

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