Parchi e “green economy”: due battaglie per un ‘Europa più verde

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21 Gennaio 2019 Diario Europeo

Pochi giorni giorni fa, il collega senatore Andrea Ferrazzi, capogruppo del PD nella commissione Ambiente e Territorio, segnalava che, dei nostri Parchi nazionali, 12 su 24 sono ancora senza un Presidente. Senza, quindi, la principale figura in grado di garantire la loro piena attività. Un compito del Governo per niente secondario e, soprattutto, urgente – laddove i Parchi sono un presidio strategico non solo di biodiversità, ma soprattutto di occupazione, crescita, economia sostenibile, tenuta del territorio e del tessuto sociale. Per ora, stiamo parlando di Dolomiti Bellunesi, Cinque Terre, Foreste Casentinesi, Circeo, Asinara e sette Parchi del Mezzogiorno – Monti Sibillini, Majella, Appennino Lucano, Gargano, Alta Murgia, Sila, Aspromonte – ma, se perdura questo stato di cose, la questione potrebbe coinvolgere anche Abruzzo, Lazio e Molise. Una realtà, quella dei Parchi italiani, di un valore così alto da avere ottenuto, per l’ennesima volta, il più alto riconoscimento europeo: la Carta Europea per il Turismo Sostenibile (Cets), per ben 9 aree protette del nostro Paese rispetto a sole cinque in Spagna, tre in Francia, una in Germania e una nella Gran Bretagna.

I Parchi coniugano tutela e sviluppo, economia sostenibile e rigenerazione delle risorse, riuscendo in questo modo anche a contrastare o mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici. Non solo: proprio perché aiutano le popolazioni a continuare a vivere in queste zone, i Parchi sono il principale alleato nella lotta all’abbandono e allo spopolamento – fenomeno che riguarda soprattutto le giovani generazioni e che, a lungo termine, rischia di consegnare interi territori al degrado. Per queste ragioni, a novembre dell’anno scorso, ho proposto di introdurre la tutela e la promozione delle aree protette nei regolamenti europei e nelle politiche di coesione 2021-2027: un’ipotesi legislativa tesa al riconoscimento del valore degli enti gestori e del loro ruolo ambientale e socio-economico, proprio per rendere le buone pratiche e questo nuovo paradigma delle aree protette – fatto da agricoltura a basso impatto ambientale, turismo slow, mobilità “dolce” e sviluppo eco- e socio-sostenibile – uno dei pilastri della politica europea.

Il 19 gennaio, come eurodeputati PD, abbiamo fatto un appello a tutti i nostri colleghi affinché il Partito si presenti alle elezioni europee di maggio con una piattaforma comune. Ebbene, uno dei punti di questa piattaforma è sicuramente “l’economia verde”, vitale per riuscire ad affrontare e gestire gli effetti dei cambiamenti climatici – e lo dimostra il fatto che, il giorno prima, il PD aveva lanciato la proposta congressuale per un’economia e uno sviluppo sostenibile – che invito tutti a firmare.

Le norme europee sono all’avanguardia nelle scelte ambientali, ma bisogna andare avanti con convinzione in questa direzione, verso uno sviluppo che abbia a cuore la sostenibilità. E mettere a frutto anche le battaglie che noi, come eurodeputati, abbiamo portato avanti. Ne voglio citare una in particolare: il primo voto positivo, ottenuto il 10 settembre del 2018, su una risoluzione per un’Europa più verde, più sana e meno costosa, che garantisca una migliore qualità di vita, meno spese, più competitività, meno effetti del cambiamento climatico e, soprattutto, più salute per i cittadini europei.

Dobbiamo raccogliere questa sfida, non solo ambientale ma anche occupazionale, facendoci promotori di politiche attente alla responsabilità sociale. Dobbiamo portare avanti questa battaglia, anche richiamando il Governo alle proprie responsabilità e sollecitando tutti gli interventi necessari e urgenti. A cominciare dai Parchi, il “forziere” del nostro futuro.

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