Dicevamo di voler investire sul Mezzogiorno, per il Mezzogiorno.

Dicevamo di voler risollevare il Sud, di voler cambiare le cose, di voler intraprendere un percorso che avrebbe portato a colmare quel divario tra Nord e Sud nel nostro Paese.

Ma le cose non sono cambiate, anzi.

Il Sud ne ha preso atto e si è allontanato, non solo dal Nord, ma anche da noi. Da noi che abbiamo a cuore le sue sorti, da noi che ci schieriamo in sua difesa, da noi che, diversamente da altri, pensiamo e abbiamo sempre creduto che un’Italia spaccata in due non possa esistere.

Tutto questo è la conseguenza del fallimento delle nostre politiche, di una capillarizzazione mancante sul territorio, ovvero di un rapporto con i cittadini che si è interrotto, di una fiducia minata che ha portato al voto di protesta.

Perché di questo si tratta, di una rivolta, che non va ridotta, come spesso accade in questi giorni, alla semplice domanda di assistenzialismo, banalizzando una questione che nasconde uno scenario ben più complesso.

Al Sud si registra un peggioramento delle condizioni economiche rispetto agli anni passati, segnale che non si è stati in grado di fornire una spinta sufficiente verso la crescita (non sono bastati gli 80 euro e il reddito di inclusione).

Il peggioramento delle condizioni economiche ha portato alla sfiducia. E la sfiducia compromette il miglioramento delle condizioni economiche. Oggi i tassi di disoccupazione al Sud sfiorano il 20%, in alcune regioni il 60% parlando di disoccupazione giovanile. In caso di occupazione, gli stipendi al Sud sono comunque più bassi rispetto a quelli del Nord. Divario sociale. Aumento del rischio di povertà, soprattutto tra i giovani.

Anche se il PIL è aumentato, non ha fatto alcuna differenza: gli investimenti nell’industria si concentrano quasi tutti al Nord.
Il rischio è che il divario economico già così marcato oggi, cresca a dismisura in futuro. Ciononostante sarebbe un errore fermarsi ad un discorso puramente economico, non è questo l’elemento dal quale bisogna partire per far crescere realmente il Mezzogiorno. Certo, il piano economico ha la sua rilevanza, ma ciò che spesso si dimentica è che è la dimensione sociale a marcare il vero divario tra Nord e Sud.

È da qui che bisogna partire, dal capitale sociale, dal senso di appartenenza ad una stessa comunità, concetti che poi stanno alla base della politica.
Questo non vuole essere un semplice monito per il nostro partito, al fine di segnalare che non siamo stati attenti al Mezzogiorno come avremmo dovuto, nel modo in cui avremmo dovuto. È un invito a riflettere, analizzando più a fondo le problematiche che riguardano il Sud per ribadire, ancora una volta, che la soluzione non sta nel reddito di cittadinanza proposto da quelli che hanno preso più voti al Sud.

Solo una volta capito questo si potrà fare qualcosa di concreto. E solo facendo proposte concrete lo si può capire.

Andrea