intervista tratta da un articolo per “il Mattino”.

La movida napoletana non è solo un fenomeno sociale e culturale, oggi è un problema di ordine pubblico.
Si poteva fare di più? In altre città ci hanno provato ad arginare il malcostume della movida-fracassona.
Qualche spunto interessante, guardando gli interventi delle città europee ed extra-europee, viene fuori dal dossier dell’europarlamentare Andrea Cozzolino, dal titolo: “Verso una piattaforma della vita notturna. Idee e proposte per Napoli“.

La soluzione può essere la creazione di una piattaforma della movida?
“Esattamente. Ci vuole un’organizzazione dei servizi per la vita notturna, come accade in tutte le grandi città europee e non. Non possiamo pensare di tenere aperti i baretti, i ristoranti, e i locali ovunque, senza protezione, senza sicurezza, senza taxi, senza servizi pubblici, senza mediazione con i cittadini.
Molte associazioni napoletane hanno posto il tema di delocalizzare la vita notturna verso altre zone.”

Dove? Ci faccia qualche esempio.
“Mi viene in mente il molo San Vincenzo. Dove ci sono 2km da poter utilizzare. Penso anche all’utilizzo del lungomare di Napoli. Perché non si è mai discusso di questo? Nessuno ha pensato di mettere insieme tutti gli operatori commerciali e confrontarsi con loro. Invece a Napoli si è arrivati direttamente al conflitto permanente tra residenti e operatori, come a Via Aniello Falcone, al Vomero e a Chiaia. Non c’è stata attenzione da parte della politica come avviene altrove. A Napoli ci si è chiusi in un provincialismo assoluto. Eppure De Magistris ha fatto il parlamentare europeo come me, potrebbe dialogare con l’assessore alla Cultura di Parigi, e capire come hanno affrontato il problema, o con il sindaco di Barcellona, di Londra o andare a Berlino, per vedere come si affronta il problema. Perché non farlo?
Meritiamo una risposta di livello europeo. Perché dobbiamo limitarci a parlare di movida soltanto quando in città avvengono fatti di cronaca nera. Ci vuole una movida sicura e regolamentata, per nuove opportunità di sviluppo.”

Il Comune dovrebbe fare di più?
“Assolutamente sì. C’è stato a Barcellona di recente un evento con più di 250 città europee, dove si è discusso di vita notturna, di come garantire la mobilità, la tranquillità dei cittadini, delle attività commerciali. Hanno partecipato città come Sassuolo, Bari, Firenze, Milano. Napoli invece non c’era. Altro evento simile c’è stato a Parigi a settembre. Una conferenza europea sulla movida. Anche lì Napoli era assente. Per risolvere il problema bisogna conoscerlo e allora dico: portiamo Napoli a discutere con città che vivono le esperienze più avanzate in Europa. Addirittura in alcune città hanno creato la figura del sindaco della notte.”

Un fenomeno talmente esplosivo che Napoli se lo è fatto scoppiare tra le mani?
“Mi duole dirlo, ma è così. Non c’è governo dell’amministrazione. Si è poi provato a tamponare con soluzioni inadeguate e incapaci di risolvere i problemi. Una città che vive la movida come disagio. Dove per esempio non c’è un piano di mobilità per il deflusso da queste aree. Il Comune non può continuare a dire che non è compito suo.”

Lei cosa propone?
“Redigiamo una Carta della Vita Notturna come un vero contratto tra tutte le parti coinvolte e il Municipio, con obblighi e incentivi reciproci. Tra l’altro con la possibilità di recuperare risorse, energie e forze che possono aiutare l’amministrazione a costruire mediazione sociale e culturale e ridurre le aree di rischio e intolleranza. Si crei un Consiglio di Tranquillità, decentrando uffici nei quartieri più interessati dal fenomeno. Si può sviluppare un contratto sociale della notte, con professionisti della salute, funzionari di sicurezza e trasporti; aumentare il grado di responsabilità di giovani e studenti, attraverso campagne di sensibilizzazione sul comportamento sociale e sul rispetto delle regole della vita notturna; organizzare incontri periodici tra agenzie di sicurezza, forze dell’ordine, istituzioni e gestori; convenzioni con i servizi-taxi per rafforzare la loro presenza nelle ore notturne; garantire una buona illuminazione stradale.”