Il maltempo puntualmente mette in ginocchio i nostri territori lasciando dietro di sé devastazioni e tragedie. Da Belluno a Palermo, nell’ultima settimana in Italia si contano quasi trenta vittime. Un dato allarmante, che deve essere affrontato con misure urgenti per non incorrere in ulteriori disastri.

Mettendo da parte per un istante i terremoti, che hanno una loro dinamica precisa e uno stato di improvvisazione, le parole che circolano ultimamente sui media sono: maltempo, esondazioni, stato di calamità, emergenze, e altre che esprimono identici concetti.

Allora la domanda è: Come mettere in sicurezza un territorio accidentato come il nostro? Innanzitutto reperendo i soldi necessari agli indennizzi e alla prevenzione. Ad oggi gli 804 milioni destinati al dissesto (che erano pronti ad essere utilizzati grazie a un prestito della Banca Europea degli Investimenti) sono spariti, non c’è nessuna misura nella legge di bilancio. Nessun provvedimento concreto fa seguito alle costose passerelle degli esponenti dell’attuale governo, anzi, l’evidenza è quella di un prossimo aggravamento delle condizioni in cui versa il nostro Paese. Enormi risorse sono necessarie per contrastare il dissesto, e utilizzare i 10 miliardi previsti per il reddito di cittadinanza per un piano straordinario di contrasto al dissesto idrico e geologico è una soluzione.

Si tratterà anche di eventi eccezionali, certamente, anche se sempre più frequenti, però un territorio vorrei dire lasciato da solo, non monitorato abbastanza, anche non rispettato come si dovrebbe, non può che piegarsi alle acque e al cielo.

I vari disboscamenti dissennati cosi come le non avvenute piantumazioni arboree e di siepi di contenimento, hanno provocato frane e colate di fango. Un drammatico esempio lo abbiamo avuto nel 1998 nei paesi di Sarno e Quindici, nei territori di Salerno, Avellino e Caserta, dove nella notte del 5 e 6 maggio immense colate di fango distrussero ospedali, case, strade, e causarono vittime innocenti e ignare. Fu uno dei peggiori disastri naturali di quegli anni, si disse. Ma è un’errata dizione, non fu un “disastro naturale”, fu il frutto (come tutti gli altri in Italia) di scarsa, colpevole, attenzione all’ambiente.

Le radici degli alberi creano una rete sotterranea tra loro e compattano il terreno rendendolo stabile alle piogge, agli agenti atmosferici, anche se eccezionali. Se noi disboschiamo e non ripiantumiamo togliamo la forza delle radici, forza a quel reticolo che per sua struttura evita le frane.

Ma non solo. Ci sono le dighe, il letto dei fiumi, le loro forzate deviazioni o la copertura degli stessi per stendere sopra un tratto di strada, urbana o meno, e altre ‘piccole’ disattenzioni che creano ‘grandi’ drammi. Una poca attenzione al territorio che poi si concretizza anche con qualche incapacità mista spesso a presunzione, una visione parcellizzata del territorio che impedisce di osservarlo nella sua interezza, a volte anche l’insensibilità verso la natura che non crediamo più, o questo è ciò che sembra, parte dell’uomo ma come qualcosa avulsa dall’uomo (se non per i paesaggi romantici legati alla banalità dell’evasione), creano le possibilità delle tragedie. Spesso annunciate. Ma altrettanto spesso non registrate da un’attenzione che dovrebbe essere un dovere civile.

Esiste inoltre un dato di fatto che va preso seriamente in considerazione per riflettere sul modo in cui viene affrontata la situazione presente. Nel 2014, il governo Renzi ha istituito la struttura di missione Italia Sicura dedicata alla prevenzione e al rischio idrogeologico, con il compito di coordinare l’attività di tutti i ministeri e degli enti territoriali: nove miliardi di investimenti anche con fondi europei, accordi con tutte le Regioni, un unico data-base nazionale per gli interventi con priorità e urgenza, migliaia di cantieri aperti, un piano straordinario per le aree metropolitane, interventi integrati per la sicurezza dei nostri fiumi. Cosa ne è stato? Nel 2018 la prima operazione del governo Conte è stata quella di cancellare Italia Sicura. A dir poco sconcertante, se pensiamo alle ultime dichiarazioni dell’attuale ministro dell’Interno, in cui non emerge altro che il tentativo di scaricarsi di dosso le responsabilità che invece spettano a lui e al suo governo.

All’Italia serve uno sforzo eccezionale in questo momento, uno sforzo che non può essere compiuto soltanto dai cittadini, dai vigili del fuoco e dalle migliaia di volontari della protezione civile impegnati giorno e notte a spalare fango e rimuovere macerie.