Le crisi che caratterizzano il panorama europeo contemporaneo, oltre ad aver aumentato le divisioni fra gli Stati, hanno messo pericolosamente in dubbio il ruolo dell’UE, che ora non gode più del sostegno su cui poteva contare in passato. Questo, inevitabilmente, porta ad interrogarsi sulle diverse soluzioni che potrebbero risollevare l’Europa dandole nuova forza, e su quale sia il modo più adeguato per far fronte ad una situazione di una gravità senza precedenti.

È proprio questo l’argomento trattato nel libro di Sergio Fabbrini, “Sdoppiamento. Una prospettiva nuova per l’Europa”, saggio breve a carattere divulgativo in linea con la ricerca di risposte concrete al fine di salvare il progetto europeo attraverso la sua rifondazione. Il discorso affrontato nel volume riguarda l’idea di una metamorfosi istituzionale concepita come vera e propria misura in grado di permettere all’Unione Europea di proseguire sulla strada dell’integrazione, questione più che mai problematica in un contesto in cui c’è assoluto bisogno di un’evoluzione dell’idea politica da parte dell’UE.

Per essere più precisi, il concetto espresso dall’autore è che se una sola Europa (come è evidente) non è in grado di proseguire il lavoro del processo di integrazione, allora andrebbe “sdoppiata”. La costruzione europea andrebbe divisa in modo da creare un’Europa a due velocità, ma che non va intesa nel senso più comunemente conosciuto. “Europa a più finalità” è il termine corretto, perché sono proprio gli intenti che motivano ciascun Paese a far parte dell’UE a determinare la scissione e il cambiamento istituzionale che dovrebbe accompagnarla.

Volendo creare una nuova rotta per il futuro è necessario separare gli Stati che hanno una ragione strutturale per aggregarsi politicamente (i Paesi dell’Europa continentale e occidentale, per intenderci) e gli Stati che, al contrario, hanno esclusivamente un interesse economico nel prendere parte al processo di integrazione europeo (isole e penisole del Nord e gli Stati dell’Est). Da un lato, quindi, gli Stati per i quali la volontà di unione è nata da basi politiche in risposta al nazionalismo,  dall’altro quelli che vedono nell’integrazione con l’UE un’opportunità puramente economica e di massimizzazione delle risorse, per i quali il rispetto dei principi ideologici fondanti dell’Europa unita non ha valore.

Due Europe collegate da un mercato unico perché divise da differenze che ne compromettono il funzionamento e che ne stanno minando l’avvenire. Tali divergenze infatti sono destinate a rimanere inconciliabili se, come spiega lo stesso autore di “Sdoppiamento”, continuano ad esistere nello stesso ‘contenitore’. Il risultato non può che essere la paralisi, e lo stallo nel quale oggi l’Unione Europea è intrappolata ne è la prova: quelli che vogliono andare avanti sono costretti a fermarsi perché gli altri mettono i veti, e quelli che vogliono fermarsi devono confrontarsi con la richiesta degli altri di andare avanti.

Il compromesso nasce dalla necessità, e la necessità oggi è quella di un compromesso. Il fronte europeista che noi vorremmo interpretare deve esprimere con nettezza questo concetto: abbiamo bisogno della dimensione europea. La sfida l’abbiamo già raccolta, quella di un nuovo atto fondativo dell’Europa, di un interesse nazionale da riscrivere non solo per l’Italia ma anche per gli altri 27 Stati, quella di un nuovo patto di cittadinanza europeo che permetta alla gente di sentirsi nuovamente difesa, protetta come è avvenuto in passato.

Usando il lavoro di Sergio Fabbrini come spunto di riflessione, bisogna prendere atto che l’idea di una misura che vada bene per tutti deve essere accantonata una volta per tutte. Differenziando due aree, creando due progetti politici distinti all’interno di un mercato comune, si permetterebbe all’UE di crescere uscendo da una crisi esistenziale che oggi non solo ne limita l’operato, ma che sta compromettendo gravemente la fiducia e il sostegno che ne ha determinato la nascita.

Solo così sarà possibile dare un futuro al progetto europeo, un futuro che sia all’altezza delle persone che hanno creduto nella sua validità, di quelle che ancora ci credono, e di quelle che aspettano un segnale per poter tornare a credere nell’Europa.