Le piccole e medie imprese non sono sole

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4 Marzo 2019 Focus Sud Italia

L’Italia è da sempre sinonimo di piccole e medie imprese, e i numeri confermano quello che l’immaginario collettivo attribuisce loro: buona parte del successo del Made in Italy nel mondo. Basta pensare che, negli ultimi cinque anni, da sole hanno creato l’85% dei nuovi posti di lavoro.

Stiamo parlando di imprese con meno di 250 dipendenti e meno di 50 milioni di fatturato o un attivo patrimoniale non oltre i 43 milioni di euro. L’Europa è consapevole della rilevanza di questo tipo di organizzazione, fondamentale per il benessere dei distretti sui quali poggia la buona salute sociale ed economica dei territori e di intere comunità. E, proprio per sostenere questo meccanismo virtuoso e difendere le unità produttive dalla “tempesta perfetta” della crisi, l’Unione ha destinato loro 8,35 miliardi di euro – cifra che comprende 3,83 miliardi del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), 4,3 del Fondo Europeo per lo Sviluppo Agricolo e Rurale (FEASR) e 222 milioni dal Fondo Europeo per il Mare e la Pesca (FEAMP), ai quali si aggiungono 6,87 miliardi di cofinanziamento nazionale. Complessivamente, ben 15,22 miliardi: un vero capitale iniettato nel nostro “sistema Paese” da quell’Europa così lontana ma senza la quale il tessuto industriale tipico del nostro Paese sarebbe collassato.

Sostenere le pmi non significa, però, soltanto erogare fondi: l’ecosistema in cui un’azienda deve operare è molto complesso e ricco di fattori, tra i quali il credito. E, infatti, molte delle risorse europee per le pmi sono destinate proprio all’apertura di linee di credito a condizioni agevolate da parte dei rispettivi Istituti, attraverso politiche premianti dirette alle aziende che offrono le maggiori probabilità di successo. Parliamo di uno strumento fondamentale per combattere il cosiddetto “credit crunch”, ovvero la chiusura di queste linee di credito verso persone fisiche e giuridiche – un tema caldo durante il momento apicale della crisi post-2008. A questo meccanismo, universale all’interno del contesto europeo, si affianca un progetto che dedica particolare attenzione al nostro Sud: “Sme Initiative Italy“, cioè “Iniziativa Italia per le pmi”, co-gestita dalla Commissione e dalla Banca Europea per gli Investimenti, e che lavora all’unisono con uno specifico programma operativo nazionale. Il suo scopo è catalizzare investimenti anche privati in otto Regioni del Mezzogiorno e nelle Isole – quindi Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia – intervenendo a copertura di parte del rischio derivante da crediti già concessi da banche, in modo da svincolare maggiori risorse per i prestiti alle pmi. L’iniziativa è stata lanciata nel 2016 grazie alle coperture provenienti dal FESR e dispone complessivamente di 322,5 milioni di euro per il settennato 2014-2020, incrementati di un terzo nel dicembre 2018. Secondo le stime, queste risorse dovrebbero consentire di generare prestiti per 1,2 miliardi, moltiplicando il valore degli asset già presenti.
Ma, per restare competitivi, c’è un’altra condizione imprescindibile: la formazione continua e costante, fondamentale per alzare l’asticella in un mercato nel quale la posta in palio è altissima: posti di lavoro, benessere economico, tenuta e sociale del territorio. Ed è proprio da qui che prende le mosse il Piano di azione per l’imprenditorialità, che pone al vertice della sua agenda la formazione all’interno delle scuole e delle università, individuando 15 competenze da promuovere tra gli studenti con 8 livelli di progressione per ciascuna. Secondo i dati della Commissione europea, fino al 20% degli studenti che partecipano a un programma dedicato all’imprenditorialità nella scuola superiore apre poi una propria attività. “I giovani sono il nostro futuro”: ho ben chiaro che quest’affermazione appare retorica e monotona, ma come si può rimanere indifferenti davanti alla spietatezza dei numeri sulla disoccupazione giovanile?
La situazione è ancora difficile e la percezione negativa è ancora altissima, ma l’Europa non è stata lontana e non è certo rimasta a guardare: le risorse comunitarie sono state fondamentali per dare fiato a interi distretti e alla rete di pmi.

L’Unione non ha voltato le spalle ai territori e alle aziende.
Con buona pace di certa retorica, i numeri parlano chiaro, compresi quelli sulle imprese agricole giovanili – e continuare lungo questo percorso, attraverso la programmazione 2021-2027, è davvero vitale. Sono orgoglioso della svolta nell’articolazione dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale, già premiata dalla Commissione europea e in attesa del vaglio del Parlamento – come lo sono del Manifesto del Partito Socialista Europeo, pubblicato anche su queste mie pagine virtuali: due programmi concreti e possibili, per un futuro decisamente migliore.

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