La rete del Sud

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28 Luglio 2018 Focus Sud Italia

In Italia, Sud e migrazione sono due parole legate in modo indissolubile, che caratterizzano una realtà complessa fatta di difficoltà e incognite riguardanti il futuro. Tra queste, il problema del lavoro irregolare e dello sfruttamento rappresenta non soltanto un ostacolo alla crescita del Mezzogiorno, ma solleva al tempo stesso diversi quesiti che evidenziano la necessità di un intervento, attraverso un’azione incisiva, chiara e decisa.

I migranti sono una risorsa fondamentale per quanto riguarda il lavoro agricolo, ma benché rappresentino un potenziale importante, sono più che mai sottoposti a grave sfruttamento. Il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro in Italia è del 39%, più di 400.000 i lavoratori esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale.

In questo quadro, la grande diffusione del caporalato nel Sud dell’Italia è il segnale inequivocabile che qualcosa va cambiato. Emblema di un sistema che non funziona, di leggi e di approcci che non fanno che ostacolare la crescita del nostro Meridione, oggi questo tema richiama ad una seria riflessione, al fine di rimettere in discussione ciò che è stato fatto finora e al tempo stesso confrontarsi per capire ciò che va difeso. All’interno di questo dialogo servono anche (e verrebbe quasi da dire soprattutto) gli esempi, che possano in qualche modo raccontare e diffondere esperienze negative (dalle quali trarre insegnamenti) ma anche buone pratiche, idee e valori indispensabili, per capire come affrontare una lotta dove prima di tutto servono fermezza e persone che abbiano davvero a cuore la questione.

Per questo motivo abbiamo deciso di portare a Bruxelles l’esempio di Castel Volturno. Perché il peso maggiore a volte, il primo scoglio da superare per chi vuole risolvere un problema, è proprio quello di raccontare. Quello di trovare come in questo caso l’opportunità per far conoscere agli altri la propria situazione. Se per realtà particolari come quella del comune campano gli interventi ordinari non bastano, è dovere di chi ha voce poterla fornire a chi ha più difficoltà a farsi sentire. È proprio questo il senso dell’iniziativa che ha portato Castel Volturno al Parlamento Europeo, un luogo dove immigrati e italiani pur convivendo con grosse difficoltà, dovrebbero avere pari dignità, senza distinzioni.

Se i migranti sono delle risorse, bisogna però essere in condizione di poterli gestire nel modo più giusto, cosa che invece nel caso in analisi non avviene. Uscire dal degrado per poter parlare di integrazione, e di rinascita di un territorio. Uscire dagli escamotages che la legge consente, dalle ipocrisie, per poter finalmente parlare di integrazione.

Durante l’incontro sono stati affrontati vari argomenti, uno dei quali riguarda le cure mediche ai migranti non regolari. A questo riguardo, spesso il medico si trova ad operare nell’illegalità, perché altrimenti non farlo significherebbe lasciar morire una persona volontariamente. È stato evidenziato come ci sia bisogno di uscire da certi schemi, da certe regole che non fanno altro che bloccare un intero sistema. Compito, questo, delle Istituzioni, che dovrebbero abbandonare i loro schemi “formali” per permettere un miglior funzionamento sostanziale in ambito sanitario, permettendo di affrontare meglio le cure che coinvolgono i cosiddetti “invisibili” (e che invisibili in questo caso non dovrebbero risultare). Come si fa, se non in maniera semi-clandestina ad ospedalizzare e curare un irregolare? Come è possibile gestire una situazione che ogni giorno diventa sempre più precaria e arroventata?

Questo ci porta direttamente ad un ulteriore argomento affrontato, che è quello della legalità: costruire un nuovo profilo di legalità per poter dare una svolta concreta ad una situazione altrimenti destinata a peggiorare in modo esponenziale. Questa la grande battaglia che andrebbe portata avanti rivedendo alcune norme, perché l’integrazione si crea anche offrendo la possibilità di essere riconosciuti. Creare una nuova cultura, insieme, facendo rete con tutti i luoghi che al Sud condividono la situazione di Castel Volturno. Una rete come quella che si è formata a Bruxelles, tra tutti quelli che hanno partecipato a questo momento di confronto.

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