Le ondate di razzismo, xenofobia e violenza sono un fenomeno crescente in Italia come nel resto d’Europa. Gruppi neofascisti e neonazisti che imperversano, che offendono e feriscono (fisicamente e verbalmente) segnando inevitabilmente la mente e il corpo di chi non ha altra colpa se non quella di essere reputato “diverso”. Oggi però non è soltanto questo dilagare dell’odio a dover destare preoccupazione, quanto il livello di indifferenza che sembra accompagnarlo, in altre parole la sua normalizzazione. Altrettanto grave, altrettanto pericolosa.

Il 25 ottobre, al Parlamento europeo, è stata approvata una risoluzione che chiede a tutti i governi di contrastare con forza le organizzazioni che si richiamano al fascismo e al nazismo. Questa presa di posizione chiara nasce da una denuncia sulla mancanza di azioni efficaci in ogni Stato contro questi gruppi, che in un certo senso ha permesso il formarsi dell’ondata xenofoba che ha investito l’Europa. Una mancanza inaccettabile per noi, che se non si adotteranno delle soluzioni chiare a questo proposito, potrà soltanto portare al peggioramento dell’attuale situazione. Una condanna vera e propria, questa è la voce che si è fatta sentire in Plenaria. Non solo nei confronti di quelle organizzazioni di estrema destra che fomentano l’odio perpetrando la violenza, ma soprattutto rivolta all’impunità fino ad ora goduta dai responsabili di tali ideologie e dei fatti avvenuti, creando in questo modo un clima nel quale xenofobi, razzisti, neofascisti o neonazisti si sono sentiti in qualche modo protetti, spesso spalleggiati da partiti politici che in alcuni Stati membri divulgano discorsi pieni di odio e di disprezzo politico e sociale.

Scorrendo il lungo elenco di episodi accaduti negli ultimi anni in Europa si delinea un contesto allarmante, dall’attacco nel quale in Norvegia hanno perso la vita 77 persone nel 2011, all’assassinio della deputata britannica Jo Cox del 2016, per arrivare fino alla cronaca italiana più recente con l’aggressione da parte di squadre fasciste di Casapound contro la deputata europea Eleonora Forenza lo scorso settembre a Bari, o ancora la condanna a 12 anni di carcere per un cittadino italiano che ha sparato a sei migranti africani in un’offensiva a sfondo razziale nella città di Macerata. Oggi i dati sono a dir poco preoccupanti nel nostro Paese. Il numero di aggressioni razziste dal primo giugno 2018, ovvero dall’insediamento del nuovo governo in Italia, è aumentato in modo verticale con diverse decine di eventi violenti. Per non parlare dei casi, anche questi in aumento, di persone che esprimono il loro fastidio a stare accanto a un immigrato o a persone con il colore della pelle diverso dal proprio.

La proposta europea, che vuole arginare queste tendenze, si articola su vari livelli: dai percorsi di istruzione in grado di sensibilizzare le nuove generazioni a collaborazioni con aziende di social media per combattere il razzismo, il fascismo e la xenofobia su Internet, luogo virtuale sconfinato dove certi fenomeni proliferano proprio a causa della mancanza di “frontiere”. Assieme a questo Bruxelles ha anche pensato di istituire unità anti-odio nelle forze di polizia per far sì che i crimini vengano investigati e poi perseguiti.

Misure concrete e specifiche per contrastare una realtà che non dovrebbe avere più cittadinanza né in Italia, né in Europa, né nel resto del mondo. Una risposta che deve essere all’altezza dei valori universali che ci caratterizzano e ai quali dobbiamo la nostra crescita culturale, economica e sociale.