Nell’ambito del forum della cultura di Milano, nel dicembre 2017 è stato avviato l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, iniziativa di ampia portata il cui obiettivo è far sì che tutte le azioni politiche europee portate avanti a livello locale nell’ambito della cultura vengano allineate e armonizzate tra le varie nazioni, per massimizzare successo e condivisione. Un progetto importante, la cui realizzazione diventa indispensabile per l’Europa del futuro.

Nello specifico, le iniziative dello “European Year of Cultural Heritge” hanno in comune quattro pilastri fondamentali che sono l’impegno nel portare nuova vita al nostro patrimoni culturale, la sostenibilità del turismo costruito intorno ad esso, l’innovazione per una migliore istruzione e sua conoscenza e la protezione dei siti a rischio.

L’importanza di tale impegno ce la spiegano in parte i numeri. Oltre il 70% degli europei, secondo i dati dell’Eurobarometro, crede che il patrimonio culturale possa migliorare la qualità della propria vita, l’80% che esso sia fondamentale non solo a livello personale ma anche per la comunità, il proprio Paese e l’UE nel suo insieme. La cultura come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Inoltre, quello culturale è un settore produttivo che genera lavoro e ricchezza. Le imprese culturali e creative in Europa offrono 6,5 milioni di posti di lavoro, rappresentando il 34% degli occupati e il 5% del PIL. Vero e proprio volano di sviluppo economico, il patrimonio culturale diventa sinonimo di digitalizzazione, innovazione e ricerca. Non essendo delocalizzabile, porta con sé importanti investimenti in riqualificazione urbana e in sviluppo per il turismo.

Ma torniamo per un attimo indietro nel tempo. Sette anni fa, quando la Commissione aveva lanciato la proposta per i fondi strutturali 14-20, restammo semplicemente senza parole nel constatare che non ci fossero riferimenti alla cultura e al patrimonio culturale. Il perché di quella scelta era di facile comprensione: in Europa si diceva che gli investimenti in quell’ambito, in realtà, nascondessero meccanismi di (per farla semplice) distrazione o frodi dei fondi. In quell’occasione, dopo una lunga battaglia e con il sostegno delle evidenze (in particolare un report della Corte dei conti europea che rivelava come quegli investimenti nella precedente programmazione avevano prodotto posti di lavoro stabili e valore aggiunto) si riuscì ad inserire il patrimonio culturale tra le priorità di investimento. Grazie a questa vittoria, circa 6 miliardi venivano dedicati alle iniziative legate al patrimonio europeo e alla sua eredità.

Pompei, la cui valorizzazione ingenera e rigenera attività economiche innovative e sostenibili, rappresenta l’esempio più visibile.

Dal 2011 ad oggi è trascorso molto tempo e, ovviamente, l’anno europeo della cultura testimonia una nuova presa di coscienza in quella direzione. All’interno della nuova riforma dei regolamenti della coesione, la Commissione intende ribadire la promozione della priorità tematica cultura e sport, accanto a quelle sociali, economiche e ambientali, come elemento per migliorare la sicurezza delle aree urbane e non solo. Attraverso investimenti in cultura, le nostre città possono diventare più sicure e, va aggiunto, anche più pulite, più sostenibili e più solidali. È questo il messaggio che questa riflessione vuole trasmettere.
Dalla crisi di fiducia nelle istituzioni europee e dalla crisi di identità del progetto europeo si può uscire soltanto con un rilancio massiccio di investimenti che rappresenti l’idea di ciò che vogliamo costruire insieme. Un’idea che nasca dal basso, dal coinvolgimento attivo dei cittadini e dei giovani, che hanno bisogno di riscoprire il senso di un’Europa unita. È mia convinzione che la cultura e il patrimonio culturale possano giocare un ruolo fondamentale in questo.

La cultura è cruciale per definire e rafforzare un’identità positiva, europeista e cosmopolita (che è cosa ben diversa dal gretto identitarismo autarchico e chiuso in se stesso), come mezzo per promuovere coesione e solidarietà. Il patrimonio culturale è dove il passato incontra il futuro, è vero, ma non rappresenta per questo soltanto un retaggio del passato, è e deve essere anche una risorsa per il futuro di tutti.