Il Sud, i giovani che se ne vanno e i doveri della Politica

Home » Focus Sud Italia » Il Sud, i giovani che se ne vanno e i doveri della Politica

3 Aprile 2019 Focus Sud Italia

Quando si associa il tema dell’emigrazione – sia interna, sia oltreconfine – ai giovani vengono sempre in mente l’emergenza sociale della disoccupazione e la fuga dei cervelli. Si tratta di un argomento delicato e che coinvolge più di una generazione: quella dei giovani costretti a partire, quella dei genitori costretti a veder andar via i propri figli e quella degli “adulti che verranno” – coloro che sono troppo piccoli per fare le valigie ma che già iniziano a pensare a ciò che sarà dei loro sogni, ovvero gli adolescenti.

L’emigrazione interna, quindi, non è solo quella di chi cerca lavoro e non lo trova ma anche dei giovanissimi che, per proseguire gli studi, decidono di trasferirsi al Nord. I dati SVIMEZ sono chiari: tra il 2016 e il 2017, sono stati ben 157.000 i ragazzi meridionali iscritti negli atenei del Settentrione – una scelta dettata dalla disperata ricerca di prospettive e dalla ricerca di stabilità lavorativa nel post-laurea. Sono pochissimi quelli che ritornano e, tra coloro che rimangono al Sud, ci sono spesso i figli di quelle famiglie che non potrebbero mai permettersi le spese di un “fuori-sede”. Solo in Campania si è registrato un saldo migratorio pari al 14,2% di studenti – percentuale condivisa con Calabria, Sicilia e Sardegna – mentre in Basilicata e Puglia siamo, rispettivamente, al 43,7% e al 31,9%.

Il fatto che la differenza tra Nord e Sud sia ormai cosa arcinota non giustifica il tendenziale ampliamento dei divari, che possono essere combattuti solo attraverso una strategia basata su più fronti ma che non può prescindere da un tema: l’attenzione per il sociale. Dobbiamo rafforzarla soprattutto nelle infrastrutture sociali, mettendo “al centro del villaggio” la formazione come strumento per affrancarsi dall’emarginazione e per evitare che disoccupazione e scarsa scolarizzazione divengano terreno fertile per la malapianta della criminalità organizzata.

Dobbiamo lavorare per creare stabilità e prospettive, ma anche per sostenere l’enorme sforzo che ogni famiglia deve sostenere per permettere ai propri figli di crescere e formarsi. Non lo scrivo per cadere in una facile retorica, ma perché è l’unica cosa da fare. I nostri ragazzi non sono né fannulloni né bamboccioni, cercano solo di far valere un loro diritto: la possibilità di realizzarsi. Tocca alla classe dirigente, a tutti i livelli, rendere possibile la loro ambizione e la loro giusta rivendicazione di futuro.

Condividi su: