Il divario digitale e il diritto alla cittadinanza economica

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4 Febbraio 2019 Focus Sud Italia

Il “digital divide” è il differenziale che esiste tra chi ha un accesso – adeguato – a Internet e chi, per scelta o per causa di forza maggiore, non ce l’ha. In altre parole, il “digital divide” è il presupposto di un altro tipo di disuguaglianza: quella tecnologica.

Per cittadini e imprese, accedere alla rete è ormai fondamentale per godere a pieno dei propri diritti, mentre esserne esclusi comporta – oltre alla perdita di numerosi vantaggi – conseguenze negative socio-economiche e culturali. E l’ultima rilevazione pubblicata dall’Istat mette in luce proprio questa “prospettiva digitale” delle disparità nel nostro Paese che, anche in questo caso, è diviso a metà. Per essere più chiaro: le Regioni con la più alta percentuale di famiglie non connesse alla rete sono Calabria (33,8%), Molise (33,7%) e Sicilia (33,5%) – cioè, una casa su tre – mentre la media nazionale si attesta al 24%. Nord versus Sud, isole comprese, anche nell’uso del web: 72,3% contro 62,2%.

Certo: i numeri dell’Istat ci parlano anche di un complessivo miglioramento, nel senso che le famiglie connesse in banda larga sono salite dal 70,2% del 2017 al 73% dello scorso anno. Quello che preoccupa – e che Il Sole 24 Ore ha ben evidenziato in una grafica – è la percentuale di persone che Internet non lo sa usare e di quelle che non lo ritengono utile. Le cifre di questi due veri aggregati sociali fanno emergere il forte bisogno di “educazione al digitale”, che deve procedere in parallelo con l’implementazione dell’infrastruttura, come previsto dall’agenda digitale varata negli ultimi cinque anni. Accelerare questa evoluzione significa fornire strumenti adeguati a un’ampia fascia di popolazione – senza trascurare le necessità delle piccole e medie imprese artigiane, che già soffrono fortissimamente la concorrenza di competitors ben equipaggiati e presenti sulle piattaforme del commercio online.

Ci siamo ormai avviati nella quarta rivoluzione industriale e, per il tessuto sociale e industriale del nostro Paese, prescindere da una rete Internet, possibilmente efficiente, è illusorio quanto controproducente. Bisogna rendere competitivi i territori e renderli protagonisti di una vera rinascita economica, basata proprio sulle specificità locali che comunicano con il mondo. Le tante eccellenze presenti nelle realtà più piccole possono trovare nel digitale il loro volano di crescita: dobbiamo sostenerle, con tutti i mezzi necessari – cooperazione macroregionale e fondi europei compresi. Anche per spingere indietro la desertificazione industriale e, assieme alla creazione di lavoro e di futuro, lo spopolamento di tanti paesi e territori delle aree interne.

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