Erosione costiera e aree industriali dismesse: Vibo Valentia

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18 Marzo 2019 Focus Sud Italia

Purtroppo, la Provincia di Vibo Valentia riassume bene alcune delle principali criticità del nostro Sud: disoccupazione, dissesto idrogeologico, erosione e desertificazione industriale, con pesanti ricadute sulla tenuta sociale ed economica della comunità locale.

Quello vibonese è un mare che d’inverno fa paura, che guadagna metri di costa a scapito di spiagge e centri abitati, sempre più minacciati dallo stesso specchio d’acqua che d’estate attira migliaia di turisti lungo il bagnasciuga della “Costa degli Dei”. La bellezza di questo territorio è sotto gli occhi di tutti, tant’è che la speciale classifica stilata da TripAdvisor vede Tropea al terzo posto tra le spiagge d’Italia ma, se la “perla del Tirreno” sorride, non può fare altrettanto la comunità di Vibo Marina – in particolare l’area del quartiere Pennello, la cui integrità rischia di essere fortemente compromessa dalle mareggiate. Per questa comunità, come per tantissime altre, perdere chilometri di arenile significa la fine di un territorio e di un’economia locale che fanno molto affidamento sul turismo.

E proprio il tema dell’economia apre la porta di un’altra grande problematica dell’area: la desertificazione industriale, con il caso emblematico del cementificio. 30 ettari di territorio, occupati senza alcuna prospettiva da una cattedrale nel deserto. Un impianto ormai dismesso, che fino a sei anni fa macinava fatturati milionari, impiegava 80 dipendenti e creava un indotto per 400 imprese di circa 100mila euro al giorno, e del quale oggi è rimasto solo lo spettacolo tetro, visibile a chilometri di distanza, delle sue strutture fatiscenti.

L’area dell’ex cementeria è soltanto una delle tante aree industriali dismesse nel Sud: vaste superfici che non producono più nulla, se non disappunto per lo stato in cui versano e per le aspettative – deluse – di coloro che lì non lavorano più. Serve concretezza, servono progetti che non si limitino a intervenire nell’emergenza ma che vadano oltre, a rivitalizzare i territori come quello vibonese, sapendo che il costo del cambiamento non può gravare sulle comunità locali. Lo stesso vale per le coste, perché non è più possibile intervenire con discontinuità: serve prevenzione attiva, serve un piano di intervento che riesca a salvare il patrimonio paesaggistico e rendere di nuovo possibili le attività economiche e lo sviluppo delle comunità – anche per mettere un fermo agli spopolamenti e all’abbandono dei territori, fonte di ulteriore degrado.

Diritti sociali e tutela dell’ambiente, tenuta delle comunità e dei territori: questo il cuore di tutte le proposte che ho voluto inserire nella mia relazione al Parlamento europeo sull’uso dei fondi europei 2021-2027 per lo sviluppo regionale. Più risorse e più interventi, vicini alle persone e patrimonio – compresi quelli per il rischio idrogeologico e sismico o il riconoscimento del ruolo dei Parchi, delle aree protette e dei distretti turistici.

A Katowice, in Polonia, la fusione tra preesistente e nuovo ha permesso il recupero e lo sviluppo di una vasta superficie che, altrimenti, sarebbe divenuta un luogo di degrado. E riqualificare il territorio significa restituirlo a coloro che ci vivono, ridare speranza e futuro, ma anche renderlo un esempio di come si può sfruttare il sostegno che l’Unione europea offre.

Un altro Sud e un’altra Europa sono già possibili.

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