Il volume “Egitto, il complesso rapporto tra Democrazia e Stabilizazione” nasce dall’impegno nella Delegazione per le Relazioni con i Paesi del Mashreq, in particolare sulla tematica dell’accesso all’istruzione dei rifugiati siriani in Libano e Giordania. Recentemente, mi sono occupato di Egitto, conosciuto in modo diretto nella recente missione della Delegazione nel paese.

Il 25 gennaio 2011 migliaia di cittadini egiziani si sono riversati in piazza Tahrir, il cuore storico e simbolico della capitale egiziana. Dopo la Tunisia, l’Egitto: era arrivata la Primavera Araba. I manifestanti hanno iniziato a reclamare la fine dei metodi brutali delle forze di polizia e la “destituzione” del Ministro dell’Interno e dell’allora presidente, Hosni Mubarak. Diventato presidente subito dopo l’assassinio di Sadat il 6 ottobre del 1981, Mubarak aveva inizialmente mostrato segnali di apertura, rilasciando i prigionieri politici e incoraggiando le elezioni parlamentari. Con l’inizio del suo secondo mandato nel 1987, il pugno di ferro del presidente sulla società civile era diventato più evidente, attraverso alcune misure repressive, come il prolungamento dello stato di emergenza, la mancata riforma costituzionale, l’esclusione dei partiti di opposizione dalla vita politica, insieme consolidamento del potere, in Parlamento, del Partito Nazionale Democratico, partito di governo egiziano…

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