I drammatici, indegni numeri del Sud

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16 Dicembre 2018 Focus Sud Italia

Dicembre è il mese in cui si tirano le somme sullo stato di salute del Paese, ed ecco che le statistiche di questo fine anno ci consegnano un Mezzogiorno ancora in sofferenza e sempre più distante dal Centro-Nord.

Sulla prima pagina del Corriere del Mezzogiorno di venerdì, 14 dicembre, si poteva leggere “In 20 anni emigrati 463mila campani. È come se fosse sparita mezza Napoli”. Solo nel 2017, il Meridione d’Italia ha visto andar via 54mila persone. Si parte dalla Campania e dalla Calabria, dalla Basilicata e dal Molise. Si parte, per cercare un futuro e una dignità altrove. Quando nemmeno questo basta, si parte verso un Nord ancora più a Nord. E non stiamo parlando di giovani con la valigia di cartone e lo sguardo spaesato: più della metà dei meridionali che si trasferiscono all’estero è fatta, nel 2017, da 33mila diplomati e 28mila laureati. Peraltro, mentre per effetto del pensionamento l’Italia sta per perdere 45mila dottori in 5 anni e circa 80mila in 10, a trasferirsi all’estero almeno in 1500 all’anno sono i laureati in Medicina. Tutti nostri ragazzi, brillanti ragazzi, che se ne vanno – forse perché, al Mezzogiorno, chi ha una laurea viene retribuito solo +0,8% in più. E lo fanno con, alle spalle, i sacrifici delle famiglie per fargli studiare, in un terra nella quale il PIL pro capite è quasi la metà di quello del Centro-Nord e il reddito è del 26% più basso rispetto al Settentrione. Le retribuzioni più basse d’Italia? In Calabria, Puglia e Campania.

Per molti, troppi, “stringere la cinghia” non significa più abbandonare qualche vezzo ma non avere il minimo dovuto e civile – come, per esempio, le cure mediche. Un terzo dei meridionali è costretto a rinunciarci, più di due terzi si paga le visite specialistiche, quasi il 90% ricorre ai farmaci comprati di tasca propria. E cosa si scopre, leggendo i dati? Che quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i Contribuenti per sostenere il sistema viene assorbito dalle Regioni del Nord e solo il 20% da quelle del Sud e delle Isole, oppure che per un cittadino del Sud la spesa sanitaria è di meno di 20 euro (!) quando nel Nord-Est è di 495 euro.

È di questo che dobbiamo parlare, è a questo che ci dobbiamo dedicare, è su questo che dobbiamo lavorare – dal Comune più piccolo al Parlamento europeo, passando per le amministrazioni locali e Roma. Facciamo che il prossimo dicembre, il mese nel quale si tirano le somme, possa raccontarci una storia diversa.

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