Disuguaglianze: la vera emergenza

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21 Gennaio 2019 Focus Sud Italia

Ricchi e poveri, uomini e donne, Nord e Sud. Soprattutto, genitori e figli

Il nuovo report di Oxfam, diffuso per l’apertura dei lavori del Forum Economico Mondiale di Davos, ci dice che, nel 2018, 26 ultramiliardari possedevano la ricchezza equivalente della metà più povera del pianeta. Nel mondo, le fortune dei più ricchi sono aumentate, mentre 3,8 miliardi di persone hanno visto diminuire ancora quel poco che avevano. In Italia, un quinto della popolazione possiede circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale e il 5% dei più fortunati ha la stessa ricchezza del 90% più povero.

Lo stesso report ci dice che gli uomini hanno oggi esattamente il doppio della ricchezza netta delle donne e che controllano oltre l’86% delle aziende. Discriminazione su discriminazione, le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini – un dato che, peraltro, non tiene conto del loro contributo gratuito al lavoro di cura: un impegno quotidiano e costante, che diamo quasi per scontato e che, se venisse dato a un’azienda, porterebbe un fatturato di 20mila miliardi di dollari all’anno – cioè, il doppio della ricchezza totale delle famiglie italiane nel 2017.

Ancora: già nell’Italia del 2017 (dati Eurostat), quasi un terzo dei residenti è a rischio povertà. Regione più esposta – il Mezzogiorno. I numeri della disoccupazione femminile al Sud sono il doppio del dato nazionale. Ma la situazione più critica riguarda i giovani, con un tasso di disoccupazione per gli under 25 che si attesta a più del 30% e che ci colloca al terz’ultimo posto in Europa. I dati regionali sono ancora più drammatici, laddove il tasso di disoccupazione giovanile arriva al 55,6% in Calabria e al 54% in Campania.

Sono loro, i giovani, la vera emergenza nazionale – e non solo al Sud. Certo, la nuova ondata di ragazzi laureati e di giovani ricercatori che emigrano o al Nord o in altri Paesi dell’Unione è un fenomeno drammatico, al quale dovremmo dedicarci con tutte le nostre forze per aiutare questa generazione a ritornare e, soprattutto, a rimanere. Ma il problema è strutturale, perché riguarda una frattura sistemica tra le opportunità dei padri e quelle dei figli – cioè, il fatto che, come intitola un articolo di oggi, “il più fortunato è il laureato che ha iniziato a lavorare nel 1975. Gli altri sono in rosso”. Sono dati della Banca d’Italia, elaborati e presentati da TrueNumbers con le parole “la guerra degli stipendi tra generazioni”, che segnalano una spaccatura, una voragine apertasi in relativamente pochi anni ma sufficienti a mutare l’orizzonte delle possibilità. Perché ottenere il primo contratto vero, con tasse e contributi, a 30 anni invece che a 18 oppure 23, avere l’accesso ostacolato invece che rapido e fluido, dover essere raccomandati invece di poter dimostrare il proprio merito e vivere in una società completamente bloccata come mobilità sociale – tutto questo significa non poter far partire un progetto di vita, una crescita, una famiglia, un futuro.

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