Donne con disabilità, scandalo “cum-ex”, minori contesi e frontiere interne: tre successi e una sconfitta

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29 Novembre 2018 Diario Europeo

Oggi abbiamo votato su argomenti che toccano le vite e il futuro di tantissime persone e che, perciò, ci stanno molto a cuore.

Attraverso un’interrogazione, avevamo esortato gli Stati membri ad adottare una vera strategia europea 2020-2030 sui diritti sociali e che prestasse la giusta attenzione anche alle donne e alle ragazze con disabilità. La nostra proposta, oggi approvata, chiama gli Stati ad azioni che sostengano la formazione e che garantiscano l’accesso all’occupazione, la conservazione del posto di lavoro e la parità nei percorsi e nei collocamenti professionali. Investimenti pubblici anzitutto, destinati a un’istruzione di alta qualità per tutte le età e che, progressivamente, eliminino le odiose differenze che ancora permangono e assicurino le stesse opportunità e lo stesso accesso alla formazione e al mondo del lavoro.

Il caso delle decisioni prese finora dall’ente German Youth Welfare Office” (Jugendamt) nelle dispute familiari che riguardano minori nati da coppie miste e che, secondo le 267 petizioni già arrivate a Bruxelles, tendono a favorire il genitore tedesco: come parlamentari, non avremmo potuto o dovuto interferire in materia giudiziaria, ma potevamo e dovevamo chiedere alla Commissione di affermare con forza il principio del pieno rispetto dei diritti processuali. Purtroppo, nonostante i nostri sforzi, è passata una serie di emendamenti che hanno completamente stravolto il senso della risoluzione – al punto da convincermi a votare contro l’intero testo. Su questo, abbiamo perso. Una sconfitta ancora più amara perché sulla pelle di tanti genitori e bambini.

Per quanto riguarda lo scandalo “cum-ex”, cioè la sottrazione in 16 anni di ben 55 miliardi dalle casse pubbliche di diversi Stati membri, come Gruppo S&D siamo riusciti a far approvare una risoluzione che chiede indagini approfondite a livello comunitario e locale, esorta i Paesi membri a portare i responsabili davanti alla Giustizia, e – per evitare che questo inammissibile furto a danno dei cittadini abbia a ripetersi – propone di rafforzare i meccanismi nazionali che assicurano il rispetto delle regole e l’istituzione di un’unità europea di intelligence, dedicata soltanto alla frode fiscale e al riciclaggio di danaro e dotata di un meccanismo di rapido scambio di informazioni e di allarme fra Stati.

Sul tema del ripristino dei controlli alle frontiere interne, già attuato da sei Stati membri in relazione al fenomeno migratorio e agli attacchi terroristici avvenuti sul proprio territorio e che il PPE intendeva rendere permanente, abbiamo inteso difendere – e con successo – il principio della libera circolazione nello spazio Schengen, convinti come siamo che queste misure devono rimanere ben motivate e soprattutto limitate nel tempo, e che le libertà personali, economiche e commerciali non possono essere sacrificate in nome di una malintesa sicurezza.

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