Autonomia: riflettere bene prima di fare dei danni irreparabili

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1 Marzo 2019 Focus Sud Italia

Fa piacere sentir dire al Movimento 5Stelle che non si possono creare “cittadini di serie A e di serie B”. Perché è esattamente quello che si sta andando a ottenere – a meno che l’Esecutivo non decida di cambiare rotta e di agire pensando al Paese, e non alle pressioni di uno o due Governatori. Perché non stiamo parlando della voglia di alcuni di farsi assistere e della conseguente paura che il “mantenimento” finisca – come recita da anni il pregiudizio sui Meridionali – ma di provocare una frattura profonda e già ingiusta alla radice, per le tante penalizzazioni del Sud figlie di leggi fatte male o rimaste lettera morta. Come quella del 2009, con i suoi Livelli Essenziali di Prestazione mai applicati, o i calcoli del “fabbisogno standard” e della “spesa storica”, che hanno soltanto aggravato il problema.

È vero: secondo il Censis, l’88,9% dei consiglieri regionali è favorevole a una maggiore autonomia su specifiche materie. Ma gli stessi segnalano anche il bisogno di un diverso rapporto tra la rappresentanza e la crescita dei territori, a favore di quest’ultima, e di un maggior coinvolgimento delle Regioni nelle decisioni nazionali che le riguardano.Torno a ripetere: non si tratta di rendite di posizione, ma di questioni fondamentali – dall’unità nazionale all’equilibrio territoriale, dalla parità tra i cittadini alla collegialità delle autonomie – che interessano il Paese e non solo il Mezzogiorno.

In molti si sono espressi sull’argomento, parlando – come nel caso del reddito di cittadinanza – di “risposte sbagliate a un tema giusto”. Lo ha fatto anche il presidente dello Svimez, Adriano Giannola,che più volte ha segnalato il rischio che si vada a creare un’autonomia assoluta su tutte le funzioni, compresi i diritti civili e sociali di cittadinanza. Ed è così. Di tutti i dossier bloccati dai dissensi all’interno del Governo, questo è l’unico che vale davvero uno “stop”: quando persino la Corte dei Conti boccia il progetto autonomista come portato avanti finora, forse è arrivato il momento di riflettere bene prima di fare dei danni irreparabili.

Che l’autonomia richiesta dall’Emilia sia molto diversa da quella sollecitata dalla Lombardia e dal Veneto, lo sappiamo. Che le trattative finora siano state fatte frettolosamente e in segreto, senza le naturali controparti interessate, anche. La differenza tra un “Proviamo a fare meglio” e un “Voglio questo e il resto non importa” è che la prima è la vera sfida da cogliere, a testa alta e consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti da superare – mentre la seconda, oltre a tradire una mentalità egoista e indolente, è un errore. Alla lunga, per tutti.

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