Ambiente: la forza dei fatti, la forza dell’Unione

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18 Aprile 2019 Diario Europeo

Mentre c’è chi si dedica all’odio, sfornando bugie per cavalcare paure, la verità trova i suoi spazi ed emerge in tutta la sua chiarezza. Certo: con molto meno rumore e clamore, ma con tutta la forza dei fatti e dei risultati.

L’80% delle norme ambientali italiane deriva dall’Unione europea. E non stiamo parlando della “matrigna” che molti dipingono: per il periodo 2014-2020, soltanto per l’agricoltura biologica e le aziende agricole nei siti della Rete Natura 2000, la “cattiva” Europa ha destinato 4 miliardi di euro a valere sui 52 per l’Italia nell’ambito della Politica Agricola Comune. Per non parlare dei programmi e degli interventi a favore dell’ambiente e della salute dei cittadini oppure delle ricadute occupazionali: dal 2000 al 2015, i posti di lavoro “verdi” hanno registrato una crescita di 7 volte superiore a quella del resto dell’economia, pur in un periodo di crisi.

Questa volta, i dati dell’azione europea arrivano dal WWF, attraverso il dossier “Italia chiama Europa. L’Ambiente ritrovato” presentato ieri, e portano tutti all’unica conclusione possibile: “L’Italia può e deve sfruttare meglio il vantaggio di stare nell’Unione Europea, condividendo con maggiore convinzione le norme e gli standard ambientali comunitari che possono aiutare il Paese a essere più competitivo su scala globale”. Ma, mentre nel mondo si sta discutendo di un nuovo Patto che integri le politiche di sostenibilità con quelle climatico-energetiche e la tutela della biodiversità, nei discorsi di parte della Politica si sente parlare di un’Europa “tutta da buttare” e “tutta da cambiare”. Senza capire che molte delle buone opere sui territori sono state possibili grazie alle norme e alle risorse comunitarie.

Abbiamo 17 procedure di infrazione e 43 istruttorie aperte per sospetta violazione delle norme ambientali comunitarie; al 31 dicembre 2018, l’Italia aveva pagato oltre 548 milioni di euro di multe, dei quali 204 solo per le discariche abusive; gestione delle acque marine e interne (comprese quelle reflue urbane), qualità dell’aria e tutela degli ecosistemi sono ancora un problema per il nostro Paese. Ma proprio per queste ragioni, dobbiamo capire che – con tutti i suoi limiti, dei quali siamo tutti consapevoli e che richiedono sicuramente un’azione riformatrice – l’Europa è e deve rimanere un riferimento, il nostro riferimento, pieno di risorse e di possibilità. Perché, con tutti i suoi limiti, la strada indicata dall’Unione negli ultimi anni è quella giusta, fatta di attenzione alle persone, ai territori e all’ambiente.

Le sirene dell’odio e delle paure non vanno ascoltate. Non al prezzo di “buttare il bambino con l’acqua sporca”. Di compromettere, cioè, tutto l’ottimo e vincente lavoro fatto finora per riformare politiche e risorse, avvicinandole ai Comuni e ai cittadini, e di perdere tutte le opportunità e le prospettive che sono state aperte. Abbiamo un lavoro da portare a termine e possiamo farlo insieme: un’altra Europa è già possibile.

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