Agricoltura al Sud: Crisi e potenzialità

Home » Focus Sud Italia » Agricoltura al Sud: Crisi e potenzialità

26 Gennaio 2019 Focus Sud Italia

Oggi, il Quotidiano del Sud apre con il titolo “Neve, frane, allagamenti, gelo e buio”, mentre su Il Mattino si legge di campi allagati e smottamenti in 232 paesi pugliesi a rischio idrogeologico e servizi “saltati” nei Comuni lucani. Nel frattempo, la Calabria ha perso la metà della produzione di agrumi – situazione che si sta verificando anche nel Tarantino – e, vista la quantità di segnalazioni riguardanti anche altre colture, la Confagricoltura regionale ha chiesto lo stato di calamità.

Ieri, la Copagri aveva sollecitato l’accelerazione dei rimborsi per i danni dalle gelate in Puglia e Calabria e nelle Province di Matera e Potenza – ma stiamo parlando delle conseguenze del maltempo a febbraio-marzo dell’anno scorso e alle quali si stanno agiungendo di nuove, provocate dal freddo di questi mesi. E, ce lo spiega bene il presidente Verrascina, si tratterebbe soltanto di muovere in avanti un emendamento al dl Semplificazioni, più volte annunciato, che doveva essere inserito prima nel dl Morandi e poi nella Legge di bilancio e che, invece, è stato sempre rinviato.

Mentre tutti auspichiamo risposte veloci ed efficaci dagli interlocutori nazionali, ci sono però altri tre aspetti che giocano un ruolo solo apparentemente collaterale: lo stato fisico del territorio, le capacità esistenti – soprattutto tra i giovani – e l’uso dei fondi europei:

1. In Italia, negli ultimi cinquanta anni, solo i terremoti hanno causato oltre 5mila vittime e un danno economico di circa 150 miliardi di euro – e non è affatto semplice far comprendere ai nostri colleghi, soprattutto del Nord Europa, l’impatto e il peso di tutto questo. A guardare, poi, il patrimonio immobiliare (quindi la vetustà rispetto agli standard attuali di costruzione e l’inadeguatezza rispetto ai cambiamenti climatici) e soprattutto le cifre del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, fornite dal rapporto ISPRA 2018, la criticità della situazione è evidente: ben 9 Regioni – tra le quali Basilicata, Calabria e Molise – hanno il 100% de Comuni in aree a pericolosità frana elevata e molto elevata e/o idraulica media, mentre altre 5 Regioni – tra le quali Abruzzo e Campania – hanno oltre il 90% dei Comuni nella stessa situazione. Per dare un’idea, 304 Comuni su 305 solo in Abruzzo. Questo significa che il nostro territorio, per riuscire ad affrontare le ondate di maltempo e gli effetti dei cambiamenti climatici, ha bisogno di una visione e di un progetto strutturale, che non insegua le emergenze ma imposti un sistema di gestione e prevenzione lungimirante e più possibile efficace.

2. Per citare il rapporto “I giovani italiani che creano lavoro” presentato ieri dalla Coldiretti, “c’è un vero esercito di giovani italiani che non si crogiola affatto sul divano”, con circa 300 imprese aperte al giorno solo nel 2018 e ben 560mila imprese condotte da under 35, che collocano il nostro Paese ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori. Tra i settori produttivi più gettonati, proprio le coltivazioni agricole e l’allevamento. Non solo: abbiamo sì un 66,4% di giovani tra i 18 e i 34 anni che vive ancora con i genitori, rispetto alla media europea del 50%, ma questo significa anche un alto numero di imprese familiari, la cui presenza arriva al 90% nell’agricoltura, e che permette il radicamento territoriale – cioè, un presidio fondamentale contro l’abbandono e lo spopolamento. I ragazzi italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno un lavoro autonomo sono il 90% in più della Spagna, il 60% in più della Germania, il 53% in più della Francia: i più intraprendenti di tutta l’Unione europea. Hanno però bisogno del sostegno al lavoro che hanno creato, tale da permettere loro di consolidarsi e di generare altro lavoro.

3. La Corte dei Conti ha segnalato ieri che l’uso dei fondi europei per lo sviluppo rurale 2014-2020 orientato al ricambio generazionale e all’imprenditoria giovanile è insufficiente, e che anche i fondi per l’integrazione del pagamento di base destinato ai giovani agricoltori non risultano spesi oltre a una certa soglia – laddove questo programma sarebbe fondamentale per contrastare lo spopolamento delle campagne, con tutte le conseguenze sociali e ambientali che il mancato presidio del territorio comporterebbe, dal degrado alla criminalità, e laddove la nuova ondata di partenze tra i ragazzi dovrebbe essere contrastata proprio con il supporto e gli investimenti qui. Oltre alla pronta risposta delle amministrazioni locali, serve un’articolazione “tematica” delle risorse europee a livello regionale, che tenga conto delle tante differenze tra le realtà locali e costruire, così, una politica quanto più prossima ai territori e ai loro particolari bisogni: finora, una mia personale convinzione; da ieri, una raccomandazione anche della Corte dei Conti.

Condividi su: