UE: Cozzolino, De Castro e Milana contro tagli a politiche per l’agricoltura e la pesca
scritto da Ufficio Stampa il 08 febbraio, 2010 alle 14:25
No a un ridimensionamento dell’impegno dell’Europa nel settore dell’agricoltura e della pesca. Sì a una revisione che renda più efficaci gli interventi puntando su sostenibilità, qualità dei prodotti e crescita imprenditoriale. Questo in sintesi il messaggio lanciato in un convegno a Napoli dagli europarlamentari PD Andrea Cozzolino, membro delle commissioni Bilancio e Politiche Regionali, Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura e Guido Milana, vicepresidente della commissione per la Pesca. Nel 2010 l’Unione Europea definirà la dotazione finanziaria per le politiche da realizzare negli anni successivi al 2013 e nel dibattito in corso si stanno mettendo in discussione le politiche di coesione e le politiche comuni per l’agricoltura e la pesca, strumenti decisivi per l’Italia e per il Mezzogiorno. “Per questo lavoriamo – ha sottolineato Cozzolino – ad una grande mobilitazione di idee e di energie che ci consenta di difendere gli interessi del Sud, senza interrompere il percorso di crescita attivato dai fondi europei ma correggendone l’impostazione, dando più qualità agli interventi”. “Dobbiamo legittimare la Politica Agricola Comune – ha dichiarato De Castro – per difendere il suo valore in termini occupazionali e produttivi ma anche in quanto portatrice di beni pubblici che riguardano questioni decisive come l’ambiente e la sostenibilità del nostro modello di sviluppo. Oggi il 25% del reddito degli agricoltori proviene dagli aiuti comunitari. Se non ci fosse questo sostegno la crisi che stiamo attraversando avrebbe portato alla chiusura di migliaia di imprese. Dunque, dobbiamo innanzitutto difendere la PAC – ha aggiunto De Castro – impegnandoci al contempo per una migliore distribuzione degli aiuti, con più equilibro tra i diversi settori”. “La domanda di pesce in Europa – ha sottolineato Milana – è crescita in modo esponenziale, non c’è più spazio per una visione poetica del settore, è necessario avere regole chiare e una pianificazione dell’utilizzo della risorsa mare in cui si integrino l’acquacoltura, la pesca tradizionale e le attività economiche. Dal 2000 in Italia – ha proseguito Milana – abbiamo 17 mila occupati in meno e 4000 imbarcazioni dismesse. Nonostante questo si pesca molto di più, vuole dire che c’è un problema di rispetto delle regole. E’ fondamentale, dunque, proseguire sulla strada delle quote ma soprattutto elaborare una politica marittima nazionale da far valere finalmente nel confronto con gli altri Paesi in sede comunitaria, dopo anni di estrema debolezza nella rappresentanza degli interessi italiani in questo campo”. Il dibattito di oggi è servito a fare il punto con amministratori locali, esperti e associazioni di categoria anche su dossier di grande rilevanza per la Campania e il Mezzogiorno. “Dalla coltivazione del tabacco all’importante vittoria sulla pizza IGT, dalle polemiche sulla tutela della mozzarella di bufala campana DOP ai problemi che riguardano la pesca del corallo e del tonno rosso – ha spiegato Cozzolino – la delegazione parlamentare italiana è impegnata su più fronti per difendere gli interessi dei cittadini e delle imprese meridionali. Oggi, ad esempio, il corallo rischia di essere totalmente messo al bando con danni gravissimi a un comparto artigianale che in Campania è un punto di eccellenza con 2.500 addetti e un indotto che sfiora le 5.000 unità. Ci stiamo battendo per approvare una modifica alla Convenzione sul commercio internazionale di specie minacciate di estinzione, che lasci spazio a uno sfruttamento moderato e sostenibile della risorsa. Proprio in queste ore abbiamo superato le 40 firme necessarie a presentare l’emendamento nella prossima seduta plenaria, ottenendo così di riaprire il confronto”. Lo stesso sta accadendo per il tonno rosso: “Stiamo lavorando – ha sottolineato Milana -affinché il Parlamento si opponga all’inserimento del tonno rosso tra le specie a rischio di estinzione e quindi ad un totale divieto di commercializzazione, seguendo invece la linea tracciata dalla FAO che porterebbe a controlli più rigidi sul rispetto delle quote nel commercio internazionale consentendo le attività di pesca e commercializzazione sui mercati nazionali”.
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